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Terra Lundane

 

PREFAZIONE di Italo Ghignone.

Questa nuova raccolta di sonetti in dialetto abruzzese di Giuseppe Tontodonati si collega con la precedente, cioè con le Storie Paesane, in quanto ne riprende i motivi essenziali, ampliandoli ed approfondendoli.
AI nucleo poetico fondamentale, ovviamente predominante, si aggiungono, per un naturale processo di allargamento dì orizzonti, motivi nuovi che esulano anche dal mondo paesano abruzzese per toccare luoghi e fatti che pure rientrano nell'esperienza vitale del poeta.
Ancora l'ispirazione proviene in primo luogo dal mondo naturale e dal mondo umano, due grandi temi che nella poesia di Tontodonati coesistono in profonda unità e sono assai spesso contemplati nella loro dimensione temporale. Intenso e insistente è infatti in questo poeta il sentimento del tempo e del suo fluire, per la natura col succedersi delle stagioni, per l'uomo col trascorrere della vita.

Lassétece 'husta sole pe joche
la luce... ch'arrecchiude la bbellezze
de lu destine nostre!...

La malinconia dì larga parte di questa raccolta proviene da lontananze temporali e spaziali. Così allo struggente motivo del tempo è naturalmente congiunto quello della memoria. Tempo e memoria sono, specie nella poesia moderna, dal romanticismo ad oggi, elementi essenziali del processo di trasfigurazione lirica della realtà. In non pochi di questi sonetti il poeta rivive col ricordo n,omenti della sua infanzia delineando vivaci scene di quel piccolo mondo antico, in cui compaiono figure di persone care, come la madre e le donne di casa. Altro dato fondamentale della poesia di Tontodonati è il paesaggio. Rare sono le liriche dì questa come delle precedenti raccolte in cui non si incontri almeno qualche accenno a uno sfondo naturale. Anche il paesaggio è sentito con intensa, appassionata liricità, tanto che i lineamenti della terra quasi si dissolvono nei suoni della natura o nella luce dei cieli:

La terre de stu tembe tè l'umore
di chi sbijjate vé de soprassalde
e s'aretrove ammexx' a lu splendore

Sopr' a nu ciele nove... de cubbalde
addò scintille trjemule lu Tore
fore na luna lucede... de smalte..!

Questi momenti di poesia sono indubbiamente fra i più belli della raccolta. In modo particolare certi notturni raggiungono esiti di singolare efficacia. Ma la ricchezza del mondo poetico di Tontodonati determina una grande varietà di rapporti fra i molteplici temi che lo compongono. Così il paesaggio, quando non si presenta come valore estetico autonomo, come pura contemplazione dell'antichissimo volto della terra del poeta, fa da imponente cornice alla vicenda umana, al lavoro, al dolore, alla Storia; e l'umano si fonde col paesaggio nelle dimore dell'uomo, nei paesi arroccati sui dirupi, nei castelli, negli antichi conventi, nelle cattedrali romaniche ornate da meravigliosi artigiani, nelle leggende, negli eventi storici legati a quei luoghi. Anche l'ambiente naturale si carica di memorie, di risonanze remote, quelle risonanze in cui affonda le sue radici la vocazione autoctona dì gran parte della poesia e dell'arte abruzzesi.
E poì c'è l'uomo, la gente d'Abruzzo, rappresentata soprattutto intenta al lavoro, nobilitata dalla fatica e dal sacrificio, contemplata anche nella vita familiare, specie nei delicati sonetti, cui abbiamo accennato, nei quali il poeta evoca momenti della sua fanciullezza, delineando caratteristiche figure che gli sono rimaste nel cuore. E tutta una civiltà contadina con la sua frugalità e le sue semplici usanze che riaffiora in affettuose immagini. Ma i motivi predominanti nell'opera di Tontodonati ne attraggono, per logica connessione, infiniti altri o si articolano essi stessi nei più vari modi, conferendo al sonetto una grande varietà e densità di contenuti. Così, accanto alle drammatiche e possenti rappresentazioni della natura e delle vicende umane, troviamo momenti lirici più distesi e sereni. Si osservi, a questo proposito, la dolcezza e insieme la grazia briosa del sonetto che descrive la notte a Pescara:

Che bbunazze jinòtt ammezz' a mmare! . .

Dove il bellissimo notturno è, in certo modo, realisticamente completato e ravvivato dalle ultime voci della città che si spengono con l'eco dell'ultimo rintocco della torre. Importante per la piena comprensione dell'opera poetica di Tontodonati è anche la gamma dei livelli culturali che essa abbraccia. Assai spesso al momento descrittivo segue la meditazione o la sentenza, specie in chiusura del sonetto. Si tratta della sentenziosìtà in cui si esprime il buon senso tipico dell'ambiente rurale che si manifesta, appunto, in certi caratteristici atteggiamenti del linguaggio o addirittura nel proverbio. Dando scherzosamente prova di virtuosismo, Tontodonati concentra poi fino in un solo sonetto tutta una serie di proverbi:

Chi semene atreccòje... in segrete.

Ma largamente nella raccolta il poeta si eleva a più alti contenuti culturali; per esempio, quando contempla le meraviglie dell'arte nelle antiche chiese romaniche o nei monumenti di Firenze o di Bologna, oppure esprime la propria emozione dinanzi a un capolavoro di Michelangelo come la Pietà Rondanini.
Anche la Storia fa la sua comparsa, evocata dai luoghi stessi che ne furono teatro. Frequenti sono i ricordi medioevali, particolarmente la figura di Celestino V, il santo anacoreta del Monone quasi trasfigurato nella leggenda. E però nell'ultima parte della raccolta, Lu piccule Resurgemende, che la Storia recente e meno recente diventa il motivo predominante.

Ivi il poeta, partendo dalle vicende dell'eroico Abruzzo carbonaro del Risorgimento, volge lo sguardo accorato anche fuori dei confini della sua regione, alla realtà presente, fino alla strage di Bologna, la città in cui vive. La storia diventa così fonte di meditazione; alla nostalgia predominante nelle parti precedenti della raccolta, succede il tumulto dei sentimenti che gli aspetti più funesti dell'attualità suscitano in un uomo portatore di quella rude moralità di quello spirito libertario che sempre ha caratterizzato la sua gente.
La poesia allora assume accenti di alta drammaticità. Il grido della madre nel sonetto: Angore calle..., furene mbelzate fapensare a Jacopone da Todi. Si noti inoltre limpida la concentrazione con cui concludendo la raccolta, il poeta rifiuta tutto ciò che nel mondo attuale appare negativo e disumano: Condre tutte le guerre, li supruse... I valori estetici della poesia di Tontodonati hanno anche come validi supportatori di natura linguistica strutturale lessicale ecc, che meriterebbero un'ampia e minuziosa analisi. Ci limitiamo ad accennare ad alcuni aspetti fondamentali. Anzitutto notiamo come la resa grafica del dialetto sia stata ulteriormente perfezionata rispetto alle precedenti raccolte. Qualche oscillazione, soprattutto nella parte vocalica, è dovuta a prudente apertura a varianti fonetiche sussistenti nell'ambito dell'Abruzzo, la base linguistica di Tontodonati essendo il dialetto pescarese. Altre volte tali oscillazioni sono dovute ad esigenze eufoniche a certi richiami musicali tipici soprattutto dei dialetti meridionali. Quanto alla struttura del sonetto, mentre ricorda talora nomi popolari in certe spaziature metriche, spesso assume invece forme proprie del sonetto in lingua.
Si osservi, ad esempio, il processo circolare, col riecheggiamento del primo verso nell'ultimo, nel sonetto che da inizio alla raccolta:

Terre de monne... accape... assà lundane
Terra lundane,.. accape dellu monne...!

Si ritrova anche la distinzione delle quartine dalle terzine quanto al contenuto. In tale modo si differenzia lo prima parte descrittiva della seconda tutta memoria e affetti familiari in Dope Pizzute, gna la strade vote; analoga è l'impostazione del già citato sonetto: Che bbunazze jinnott' ammezz' a mmare! ... e di parecchi altri. L 'agilità del linguaggio poetico di Tontodonati dipende soprattutto dalla varietà delle sue strutture. Se infatti è frequente la coincidenza del concetto o della forma sintattica con singoli versi o con distici, spesso si incontra l'enjambement e mai sì determinano ritmi cantilenanti, perché il sonetto procede serrato e saldamente concatenato nella successione dei motivi; le pause in fine di verso sono per lo più poco sensibili, anche perché al di sopra di tutte le cadenze metriche fluisce una musicalità libera e intensa che marca soprattutto le pause interne al verso ed isola spesso le parole o gli emistichi:

Prusce pe fl'arie... Iàgreme de fronne!..
onde che sciaque... mùseche de mare!...

Altro rilevante aspetto di questa raccolta è, come abbiamo detto, l'applicazione del dialetto a materia estranea al mondo abruzzese. Si sa che i dialetti, come ogni lingua, sono il prodotto di ben definite civiltà, razze, condizioni ambientali e sono particolarmente conformati per esprimere ognuno la propria cultura. Ma questa equivalenza non può, specie nel mondo moderno, essere intesa rigidamente, in modo particolare se si tiene conto che oggi quasi più nessun individuo sviluppa la sua vita in una singola area linguistica. Si pensi in primo luogo all'emigrazione. Tontodonati affronta pertanto queste particolari esigenze espressive, quando celebra, ad esempio, le bellezze artistiche di Firenze e di Bologna e negli ultimi sonetti del Piccule Resurgemende.
Il lessico si arricchisce allora con l'accettazione dì neologismi non necessariamente legati alla civiltà abruzzese. Si tratta però di un prudente e naturale processo di adattamento lessicale nel rigoroso rispetto dei caratteri fonetici e morfologici del dialetto. Sotto questo profilo la poesia di Tontodonati dilata ulteriormente il proprio campo di esperienze. Presentando a suo tempo le , ci è sembrato giusto definire un'epopea dell'Abruzzo; orbene, con Terra lundane tale epopea si amplia e si pone in correlazione con la più vasta vicende nazionale dandoci l'esatta misura degli orizzonti ideali e dell'umana sensibilità del poeta.

 

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