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Dommusè

 Seconda opera di Giuseppe Tontodonati datata 1974. La prefazione è di Giuseppe Rosato.

Tre Artisti hanno impreziosito il volume con le loro opere : Michele Odoardi (copertina), Guido Galeotti ( storia di Dommusè) e Mariantonietta Cacciagrano ( poemetto "Li Capetane ")

 

 

PREFAZIONE di Giuseppe Rosato

Se la singolarissima raccolta dei sonetti delle Storie paesane, pubblicata nel '68, aspettava - e proprio per la sua "eccezionalità", una conferma; o se, per dirla più propriamente, lasciava aperta la curiosità circa gli esiti eventuali che potessero far seguito a quella prima clamorosa uscita del "non giovane" e homo letterariamente novus Giuseppe Tontodonati, ecco che Dommusè giunge puntuale, cioè dentro uno spazio di tempo tale da sottointendere un impegno serio, a darci tutte le conferme che ci si potesse auspicare. Dommusè, appunto, e non Don Musè, come postulerebbe il rispetto d'una grafia abruzzese corrente e più prossima al Don Mosè della lingua e della scrittura nazionali. Ed è indicativo che già dal titolo Tontodonati dichiari la sua persistente fedeltà ad una scelta che a nostro parere sarebbe risultata arbitraria proprio se fosse rimasta limitata a quella prima prova a se l'autore non l'avesse invece ratificata in questa seconda; e non diremo a dispetto delle perplessità allora avanzate da critici e cultori di cose dialettali, ma semplicemente perché si rendesse chiaro in via definitiva che è questo il suo "modo" di scrivere il dialetto; scrittura dunque non etimologica, ma che va al di là, assai al di là, anche delle consuetudini di quella fonetica, e che non sapremo come definire altrimenti se non "scrittura parlata".

Dov'è poi la motivazione della scelta, intrinseca alla natura dell'opera del Tontodonati e del suo stesso essere poeta: ché egli intende raccontare per iscritto storie fantastiche o quasi reali o in tutto vere ma remote, cadute dalla memoria comune e del resto mai tanto importanti da essere state gratificate dell'onore delle cronache ufficiali. La "storia" di Don Mosè è ancora una delle "storie paesane", che pur se più ampia e più autonoma può nascere e svolgersi soltanto perché attinge dalla humus medesima di esse, sicché appartiene a sua volta ad un tempo e ad un ambiente che oggi fanno il "mito" di una terra e di una sua gente. E dire mito significa dire già poesia potenziale, che diventa poi in Tontodonati poesia in atto, e irrefrenabile, turgida di tutti gli attributi che valgano ad acquisirla ad un tipo di creazione gestuale, che non può (né proprio perché tale, deve) star dietro a perfezione di passaggi sintattici o a esattezza di metro. E poesia che deflagra, schiodando d'un colpo le abbottonate maniere di tanta, forse tutta la recente poesia dialettale abruzzese. Basterebbe ciò a darle ragione. ( Giueppe Rosato)

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20/04/24
Categoria: Generale
Postato da: admintnt

Martedì 23 aprile, alla Fondazione La Rocca (via Raffaele Paolucci 71, Pescara), diciassette poeti renderanno omaggio ad altrettanti poeti abruzzesi defunti. Daniela D'Alimonte renderà tributo al poeta Giuseppe Tontodonati.

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